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Giornata mondiale contro l’ictus 2014: l’importanza della prevenzione e delle terapie personalizzate

diario 28/10/2014

L’ictus è seconda causa di morte nel mondo ed è spesso causata da fibrillazione atriale non diagnosticata o non trattata con terapie adeguate. Un’indagine globale commissionata dalla Heart Rythm Society in partnership con Daiichi Sankyo fotografa condizioni e sfide che i cardiologi di tutto il mondo affrontano quotidianamente nella gestione di questa patologia

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Roma, 27 ottobre 2014 – Mercoledì 29 ottobre si celebrerà la X edizione della Giornata Mondiale contro l’ictus, attualmente la seconda più comune causa di morte nel mondo, responsabile approssimativamente di 6,2 milioni di decessi ogni anno. Una delle maggiori cause di ictus è la fibrillazione atriale, che ne aumenta da 3 a 5 volte il rischio e del 50 % il rischio di esito fatale e di disabilità conseguente.
La gestione dei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare è il centro di un’indagine globale iniziata quest’anno su cardiologi di tutto il mondo, da Harris Poll per conto della Heart Rythm Society in collaborazione con Daiichi Sankyo. La prima parte di questa ricerca ha coinvolto 1.100 specialisti provenienti da 7 Paesi: Brasile, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

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Dai primi risultati risulta evidente che i pazienti affetti da fibrillazione atriale sono spesso diagnosticati in ritardo, e secondo la quasi totalità dei cardiologi (98%) ciò è dovuto principalmente all’asintomaticità (86%) e alla scarsa consapevolezza della malattia nei medici di medicina generale (40%) e nell’opinione pubblica (36%).

L’educazione diventa fondamentale, quindi, per sviluppare un approccio multidisciplinare di cura, gestione e prevenzione della malattia e delle sue potenziali conseguenze, l’84 % degli intervistati crede infatti che un coordinamento tra diversi team specializzati sia necessario, eppure solo 1 su 3 ritiene che questo sia realizzato in modo adeguato, mentre gli altri chiedono un maggior impegno da parte di tutte le figure sanitarie coinvolte, inclusi i caregiver, nella gestione dei pazienti, soprattutto quando presentano condizioni di comorbilità.

Per prevenire l’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale sono disponibili diversi trattamenti anticoagulanti, eppure un paziente su tre di coloro i quali presentano un livello di rischio tale da giustificare l’assunzione di questa terapia secondo le attuali linee guida, non la riceve. Ciò avviene soprattutto per il rifiuto del paziente, l’alto rischio di sanguinamento e la presenza di controindicazioni.

Secondo il sondaggio, sono i 3 fattori principali che i cardiologi considerano nella decisione di somministrare terapia anticoagulante: il rischio di emorragia per i pazienti, l’anamnesi di ictus emorragico e la compliance. Nella scelta della tipologia di terapia anticoagulante, il fattore più importante è invece il profilo di efficacia complessivo del farmaco.
La maggioranza dei cardiologi (58%) concorda, inoltre, sul fatto che non esiste una manifestazione “tipica” di fibrillazione atriale, e per l’88% di loro ogni paziente è diverso, perciò sarebbe opportuno concentrarsi su caratteristiche e comorbilità di ciascuno, per un’adeguata gestione della malattia attraverso un approccio personalizzato.

Fonte: Daiichi Sankyo

Fibrillazione Atriale Daiichi Sankyo studio Fase 3 ENGAGE AF TIMI 48

diario 18/9/2014

Dimostrata l’efficacia del nuovo anticoagulante orale edoxaban anche a basso dosaggio in un sottogruppo di pazienti affetti da Fibrillazione Atriale non valvolare a più alto rischio.
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Roma, 8 settembre 2014 – Nella cornice del congresso della Società Europea di Cardiologia, Daiichi Sankyo ha presentato i nuovi promettenti risultati del trial clinico di fase 3 ENGAGE AF-TIMI 48, che dimostrano l’efficacia del nuovo anticoagulante orale edoxaban anche a basso dosaggio in un sottogruppo di pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare (FANV) che presentavano ulteriori fattori di rischio emorragico.

“E’ la prima analisi su un nuovo anticoagulante orale che valuta il rapporto tra dose, concentrazione, attività di inibizione del fattore Xa di edoxaban e la sua efficacia, ponendo il tutto in relazione con l’incidenza degli eventi emorragici” - ha spiegato il dott. Christian Ruff, ricercatore nel TIMI study group e professore assistente alla facoltà di medicina di Harvard - “Abbiamo somministrato una dose ridotta di edoxaban a pazienti che presentavano fattori clinici di rischio predeterminati che potevano accrescere il rischio di emorragie a causa dell’alta esposizione al farmaco. L’analisi ha dimostrato che mentre la concentrazione di edoxaban e l’attività di inibizione del fattore Xa erano ridotte in questi pazienti, i tassi di ictus ed eventi embolici sistemici erano coerenti con quelli di coloro che non ricevevano una dose ridotta, con una maggior riduzione relativa delle emorragie rispetto al gruppo a cui era stato somministrato il trattamento con warfarin”

Lo studio ENGAGE AF-TIMI 48 confronta due regimi di edoxaban in monosomministrazione giornaliera – uno ad alto dosaggio (60 mg o dose ridotta a 30 mg) ed uno a basso dosaggio (30 mg o dose ridotta a 15 mg) – con il trattamento a base di warfarin, per un periodo medio di 2,8 anni. I risultati presentati all’ESC 2014, spingono oltre l’analisi mettendo in relazione i tassi di sanguinamenti maggiori e l’ efficacia di edoxaban rispetto a warfarin contro ictus ed eventi embolici sistemici (EES), stratificandoli in base alla riduzione del dosaggio.

Al 25,4 % dei pazienti randomizzati con edoxaban, infatti, è stata somministrata una dose ridotta sulla base di fattori clinici predeterminati che potevano accrescere il rischio di emorragie a causa di una maggiore esposizione al farmaco, come clearance di creatinina 30-50 mL/min, peso corporeo uguale o inferiore a 60 kg, o uso concomitante di inibitori della glicoproteina P.
Dall’analisi si evince che nel regime ad alto dosaggio di edoxaban, la riduzione del rischio relativo di ictus o EES, rispetto al warfarin, nei pazienti trattati con 60 mg (hazard ratio [HR], 0.78; 95% confidence interval [CI], 0.61- 0.99) è coerente con quella riscontrata nei pazienti trattati con un dosaggio ridotto a 30 mg (HR, 0.81; CI, 0.58 – 1.13) (edoxaban p-interaction=0.85).
Una incidenza numericamente inferiore di sanguinamenti maggiori rispetto al warfarin,si è riscontrata nei pazienti trattati con queste opzioni di dosaggio (HR 0.88; 95% CI, 0.76 – 1.03 e HR 0.63; 95% CI, 0.50 – 0.81 rispettivamente) di edoxaban con una riduzione relativa maggiore riscontrata nel gruppo che ha ricevuto la dose ridotta di 30 mg(edoxaban p-interaction=0.02).

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“I risultati di questa analisi sono interessanti, poiché gettano ulteriore luce sulle modalità con cui la riduzione del dosaggio di edoxaban impatta su concentrazione del farmaco e attività di inibizione del fattore Xa in un determinato momento (un mese dopo la randomizzazione) in un sottogruppo di pazienti arruolati nel trial ENGAGE AF-TIMI 48” ha concluso il dott. Mahmoud Ghazzi, Vice Presidente esecutivo e Capo del dipartimento globale di ricerca e sviluppo Daiichi Sankyo.

Fonte: Daiichi-Sankyo

Giornata Mondiale contro l’ipertensione arteriosa, Daiichi Sankyo in prima linea

diario 20/5/2014

Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa 2014
Daiichi Sankyo e “Little Hearts” insieme per gli orfani dell’Est Europa

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Roma, 14 maggio 2014 – Il 17 maggio ricorre la decima edizione della Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa, istituita allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una patologia definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un “killer silenzioso e invisibile”, prima causa di mortalità di 9,4 milioni di persone nel mondo.
Quest’anno il tema della Giornata Mondiale dell’Ipertensione è “Conosci la tua pressione arteriosa” e per tale occasione Daiichi Sankyo Europa in collaborazione con l’organizzazione benefica Little Hearts, ha promosso l’iniziativa “Make Your Heart Feel Good!” (“Fa’ sentire bene il tuo cuore” ) per raccogliere fondi a favore degli orfani russi e sensibilizzare la popolazione italiana sull’importanza del controllo regolare della pressione arteriosa , al fine di prevenire il rischio di gravi malattie cerebro e cardiovascolari quali ictus, infarto e fibrillazione atriale.

La pressione alta è la principale causa di ictus e in un caso di ictus su cinque, il paziente è anche affetto da fibrillazione atriale. Studi clinici condotti su vaste popolazioni di pazienti dimostrano che abbassando i valori pressori arteriosi si riduce significativamente il rischio di infarto, ictus e danno renale. Tuttavia in Europa meno del 50 % dei pazienti ipertesi ha i valori pressori controllati (<140/90 mmHg). Partendo da questi dati, Daiichi Sankyo Europa ha sviluppato una campagna di sensibilizzazione e di solidarietà che gravita intorno al significato reale e simbolico del cuore, includendo il concetto di cura del proprio “big heart” così come dei “little hearts” dei bambini più svantaggiati.
“Ci piaceva molto l’idea di lanciare questa campagna prima tra i nostri dipendenti, abbiamo chiesto loro di misurarsi regolarmente la pressione arteriosa in ufficio e contemporaneamente di effettuare una donazione libera a favore di Little Hearts, così li abbiamo resi ambasciatori della nostra mission e del nostro messaggio. Hanno aderito tutti con grande entusiasmo e Daiichi Sankyo si è impegnata a raddoppiare la somma raccolta”, conclude Antonino Reale, amministratore delegato di Daiichi Sankyo Italia.

Fonte: Daiichi Sankyo Italia